martedì 24 maggio 2016

LE CARRÈ BLEU

http://www.lecarrebleu.eu/PDF_INTERA%20COLLEZIONE%20LCB/FRAPN02_CARR_2016_2.pdf


mercoledì 18 maggio 2016

Il Troia

Ieri sera bistecca alla fiorentina da Sostanza detto il Troia, una vita che non ci andavo, fantastico !!! Uno che nel menù tiene anche : pasta al sugo, pasta al burro, brodo in tazza e 1\4 di gallina bollita lavora perchè alcune cose rimangano eterne, va premiato




giovedì 12 maggio 2016

Maya Lin

Riflettendo in tema di concorsi di architettura a seguito di un mio recente viaggio negli stati uniti. Nel 1982 quando aveva solo 21 anni Maya Lin, giovane studentessa di architettura della Yale University, vinse il concorso per la progettazione del Vietnam Veterans Memorial di Washington. Fra 1400 progetti anonimi, il suo era il numero 1026, era stata selezionata in base ad un semplice concept illustrato con due tavole : un muro di granito nero a forma triangolare lungo 150 metri, impostato a V e scavato nel terreno con un unico percorso visivo prospiciente; una lunga superfice sulla quale si prevedeva fossero incisi i nomi di tutti i 58.000 soldati americani morti in quella guerra. Oggi quel monumento è visitato da milioni di persone ogni anno.
La riflessione è questa : una procedura simile in italia potrebbe andare a buon fine in maniera lineare selezionando un illustre sconosciuto in base ad un'idea eccellente ? Dubito, per buon fine intendo vedere poi l'opera realizzata in breve tempo.



martedì 10 maggio 2016

NEW YORK


Tre cose da ricordare a manhattan : la scatola di acciaio e vetro di Renzo Piano della Morgan Library, anche per aver potuto ammirare i manoscritti originali del Paradiso Perduto di John Milton, il Canto di Natale di Charles Dickens, i disegni di Antoine de Saint-Exupeéry per il Piccolo Principe, lettere e diari di Jane Austen, Charlotte Brontë, Lord Byron, John Steinbeck. La High Line di Diller Scofidio + Renfro percorsa da cinque milioni di persone all’anno che a piedi si attraverserebbe in mezz’ora, ma nessuno la attraversa in mezz’ora perché c’è da fermarsi dappertutto, e ovviamente Ground Zero